
"Se nascono ancora bambini vuol dire che Dio non è ancora stanco di noi".
Pace, bene e buon Natale a tutti.
Vivi una buona e onorevole vita in modo che, quando ci ripenserai potrai godertela una seconda volta


Il Plateau, il quartiere dove mi sono trasferito da poco, é una penisola circondata dalla laguna Ébrié ed é qui con i suoi grattacieli e palazzi prestigiosi che si trova tutta la parte amministrativa, finanziaria e commerciale della Costa d’Avorio e per questo soprannominata, da alcuni, come la Manhattan d’Africa. Ma una delle sue caratteristiche sorprendenti é che alle 18.30, cioe’ al crepuscolo, centinaia e centinaia di pipistrelli prendono il volo svolazzando nel cielo per decine di minuti per poi dirigersi a ordine sparso verso altri quartieri riempiendo il cielo.

quella della petroliera Exxon Valdez nel 1989 (262 mila barili di greggio.... insomma qualcosinadimenopeggio) per non perlare di Bhopal in India con la fuoriuscita del "miracoloso pesticida Sevin" che nel 1984 ha procurato ben oltre 10.000 morti. Dovrei quindi considerarmi fortunato nell' essere presente e assistere inerme, ai piu’ grandi disatri ecologici. WAHUUUUUUUUUUU non lo sapevo !!
(P.S.:quest’articolo l’ho concepito mentre viaggiavo il 22 aprile, ma pubblicato in data odierna)
Durante il mio soggiorno turistico nella stupenda capitale cubana mi é capitato di incrociare delle signore vestite tutte di bianco, scarpe calze borsetta e ombrello compresi. Un modo un pò insolito e comunque abbastanza appariscente tanto da indurmi ad informarmi. Così sono
Non mi capita spesso di svegliarmi e andare a navigare in internet soprattutto il sabato mattina giorno di relax e lontano dal lavoro, ma asettavo una mail di conferma e quindi mentre navigavo sono andato a spulciarmi anche un quotidiano on/line per essere, come si dice in linguaggio corrente,aggiornato. Non mi aspettavo notizie particolari ed infatti l' articolo d'apertura era su Mourinho, fresco allenatore della squadra del Real Madrid, che per completare la giá stellare squadra spagnola avrebbe a disposizione dal presidente Perez ben 110milioni di euro per accapparrarsi 3 giocatori. Nel linguaggio calcistico non é poi una cifra tanto sproporzionata, basti pensare che l'anno scorso proprio il Real Madrid ha pagato per il solo Cristiano Ronaldo ben oltre 90 milioni, di euro naturalmente. Ma un pensiero di quanto siano 110 milioni..... behhh sono tanti. Ma questo é il calcio, questo é il buisness. É cosí ed é stato sempre così. Poi ho continuato nella lettura dei vari articoli piu' o meno interessanti fino ad arrivare a un trafiletto verso la fine dove riportava la cifra di 110 ma si riferiva alla morte per avvelenamento da piombo di ragazzini nelle miniere in Nigeria negli ultimi mesi. Ragazzini che avrebbero dovuto passare le giornate al cielo aperto, nella natura, a giocare a calcio per magari inseguire il sogno di diventare bravi come il loro idolo e magari di giocare un giorno in una grande squadra. 
Scrivo questo in quanto nel gennaio del 2005 in compagnia di Padre Stefano un Missionario della Congregazione della Consolata, puro marchigiano; di Alex e Sandra due congolese di Kinshasa, lei studia a Roma mentre Alex continua nel suo percorso di infermiere nel compensario delle Poverelle di Bergamo in uno degli ultimi quartieri della megalopoli di Kinshasa; ultima ma non ultima la simpatica spagnola Maria, abbiamo effettuato un viaggio da Kinshasa a Banana `par route`
passando prima a Matadi e poi a Boma (i due principali porti del fiume Congo) e da qui proseguito in battello navigando il fiume Congo per ore e ore fino alla sua immensa foce (la sua portata d'acqua é talmente forte che che il getto
arriva fino a quasi 100km nell'Oceano Atlantico, superato solo dal Rio degli Amazzoni; ed é uno tra i 10 fiumi piu' lunghi al mondo). Arrivati all'Ocenao abbiamo costeggiato la verdissima ed incontaminata parte destra della costa fino alla cittadina di Banana, giusto qualche
chilometro da Cabinda ed é l'unica e sola localitá un pò turistica (a dire il vero a parte qualche missionario erano anni che non vedevano turisti bianchi) nei soli 30km di apertura sull' oceano Atlantico, 15 km a destra e 15 km a sinistra del delta del fiume Congo, che l'ex Zaire ha ottenuto come territorio sul mare separando così di fatto Cabinda dall'Angola.
Nelle lunghe ore che ho passato sul battello ho avuto modo di scambiare qualche parola con dei giovani cabindesi che appunto mi manifestavano molto apertamente il loro disagio nell'essere angolani sia per motivi di natura, in quanto Bantu come i loro fratelli vicini del Congo Brazaville e del Congo belga, sia per motivi pratici come la lingua che quella riconosciuta é il portoghese parlato da solo il 10% della popolazione mentre il restante 90% parla correttamente il francese essendo come gia' detto tutt'attorno paesi francofoni.
Un esempio me l'aveva dato un giovane ragazzo congolese di Banana che era stato a Kinshasa per fare dei documenti necessari per il suo matrimonio con una ragazza cabindese e che a sua volta era dovuta recarsi nella capitale angolese Luanda per i suoi documenti, spendendo così entrambi notevole denaro, in un contesto molto povero, soldi che sarebbero bastati a fare il matrimonio e festa compresa, per non parlare poi dei visti necessari agli invitati sia che la festa fosse fatta da una parte o dall'altra, ritardando così di parecchi anni l'evento. Il mio articolo non ha niente di politico e non vuole essere di parte e giustificare un'atto criminale come l'uccisione di persone, ma solamente raccontare quello che mi é successo anni fa
nell' ascoltare uno sfogo che al momento mi aveva fatto riflettere sui perché di questi confini, fatti durante la colonizzazione degli europei e imposti ai veri padroni (o chiamiamoli nativi) della terra. Quindi questa idea forse non del tutto accettata dai locali in quanto per via di un fiume oggi quello che era un fratello il giorno dopo ne e' diventato uno straniero, parlando anche una lingua diversa. Forse il problema é ancora più complesso di così, di sicuro é molto attuale.
Come da tradizione nel lungo week-end di Pasqua si e' soliti evadere dalla citta' lo facevo quando da piccolo con tutta la famiglia si partiva da Milano con destinazione Bergamo; da ragazzo con gli amici e motorini vari in direzione lago di Lecco o Como, a scelta; quando patentato si raggiungeva il mare Adriatico e le sue localita' romagnole; o adesso in Costa d'Avorio su una spiaggia del Golfo di Guinea con le sue palme. Qui mare sole e caldo non mancano di certo. Messi in una sacca un salviettone, un libro, della crema e l'iPOD ormai mio inseparabile compagno di viaggio, siamo pronti e quindi via.
Fosse facile! Anzi fossi il solo. Una traffico, una flusso unico di veicoli e di gente nella stessa direzione: il mare. Normalmente la strada che separa Abidjan da Grand Bassam la si percorre in una 30na di minuti, non ora, non questa Pasqua.
Due ore e piu' di traffico con veicoli che da destra passano a sinistra per poi subito ripassare a destra intanto quello a sinistra ha fatto lo stesso ma con movimento inverso, motociclisti senza casco che rasentano gli specchietti ma passano, gente che sale e scende mentre i veicoli sono in movimento, gente che stanca di stare in macchina si incammina formando un'unico serpentone, insomma ricordando un vecchio spot televisivo: Di tutto di piu' !
A chi mi avesse chiesto cosa c'entri il Marocco con il cinema e Hollywood avrei detto: Nulla! Non cosi' dopo il mio viaggio che ho intrapreso nell’aprile del 2007 in Marocco ed esattamente sulla strada che porta da Marrakech a Zagora, attraversando la valle del Dadès (una fertile valle piena di coltivazioni di datteri) e si arriva nella cittadina di Ouarzazate sorta
negli anni venti a ridosso del deserto sabbioso del Sahara per opera dei francesi come centro militare ed amministrativo. Per millenni qui ci facevano tappa per via di alcune oasi le carovane con i suoi numerosi dromedari che nel tragitto dalle miniere di sale del Mali portavano sulla costa marocchina. 
d’Africa infatti Ouarzazate e’ piena di studi cinematografici e qui sono stati girati parecchi film famosi : Il Gladiatore, Alexander, Asterix e Cleopatra, Lawrence d’Arabia, Le Crociate (con l’incredibile ricostruzione di Gerusalemme durante le crociate), Babel e ultimo ma non ultimo Il te’ nel deserto di Bernardo Bertolucci, tanto che e’ sorto un museo del cinema dove si possono ammirare i costumi e le scenografie.
Alle spalle di Sebroko, che e' il nome di un ex hotel sulla laguna di Abidjan nel quartiere di Attecoube e dove io lavoro, c’e’ il quartire Boribana che e’ un nome in Diuola (lingua del commercio nell'Africa dell'Ovest e delle tribu' dei Malenke e Bambara’) e che tradotto vuol dire “la course est terminée” (la corsa e' finita) in quanto, come si vede chiaramente dalla foto, proprio non c’e’ piu’ spazio per andare oltre ...... se non quella di costruire nella laguna e fare delle palafitte e quindi sarebbero i primi passi per diventare una nuova Venezia.



