Vivi una buona e onorevole vita in modo che, quando ci ripenserai potrai godertela una seconda volta
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lunedì 18 febbraio 2013
Viaggio in Burkina Faso
sabato 25 agosto 2012
Il pandino dipinto di blu.
La Panda è un’auto superutilitaria prodotta in tre serie la prima nel 1983, la seconda nel 2003 e l’ultima quest’anno dalla Fabbrica Italiana d'Automobili a Torino (come disse un spettatore che partecipava a un noto programma di quiz per non fare della pubblicità gratuita od occulta, insomma per non pronunciare il marchio FIAT) e che vinse il Premio “Compasso d’Oro”. Quella di mia madre è di colore blu e fa parte della prima serie quella disegnata da Giorgetto Giugiaro. Per essere precisi è quella del restayling avvenuto nel 1986, chiusura centralizzata, finestrini elettrici, allarme, un porta oggetti più grande e della plastica in più.
Perchè parlo della panda di mia madre ? Perchè quest’estate m’ha gentilmente offerto il "pandino" (è il diminutivo con cui lo chiamiamo in famiglia) per andare nella splendida Sardegna via Genova e dopo il traghettamento e lo sbarco a Olbia ha proseguito fino a nord ed esattamente a Palau dove con un'altro più corto traghettamento il pandino è arrivato sull'isola La Maddalena e da qui sull'isola di Caprera a rendere omaggio
al Generale Garibaldi, l'Eroe dei due mondi. Dopo Caprera impossibile andare oltre a parte le Bocche di Bonifacio !
L'ho portata nelle spiaggie di Pittulongu, di Bounte, le Conchiglie, la Spiaggia Bianca, Porto Istana, ed ogni cena mi sono presentato regolarmente con lei. Può trasportare cinque persone come è avvenuto con con l'aggiunta dei simpatici Mario e Annalisa all'11a Sagra del Bovino a Calangianus un paesino all'interno del Gallulerese che sorge su un altopiano di 520 metri il maggiore centro italiano per l'estrazione e la lavorazione del sughero, ma non meno importante la sua sfilata davvero pittoresca nonchè affascinante. Di abbondante c'è stata la tanta gente e il buon vino e il mangiare alla sera. Tutto grazie al pandino che dal livello del mare ai 520 metri piena di affamati prima e di gente piena al ritorno, i tratti veramente pendenti li ha fatti regolarmente in seconda a parte un tratto tutto in prima !!
Ma non l'ho guidata solo io ma anche Giuditta e Michele. Macline no perchè non ha la patente ma mi ha promesso che lo farà ben presto per poterla guidare, comunque a parte quello di guida gli altri posti li ha occupati tutti. Quanta gioia ci ha dato ma voglio pensare che di tanta gioia abbia goduto anche lei da farmi ricordare una storia:
Un uomo visita una città straniera e va al palazzo reale, va a vedere il monumento principale e poi la città vecchia dove entra in un cimitero e sulle lapidi legge "Ha vissuto 59 giorni", "Ha vissuto 12 giorni", "Ha vissuto 47 giorni" e si accorge che sono quasi tutte simili. Poco più lontano vede un'uomo vestito tutto di bianco con una barba altrettanto bianca e avvicinandolo gli chiede se fosse un cimitero per bambini. L'uomo gli spiega che che no sono tutti morti in età adulta, quella sulla lapide sono il numero dei giorni che hanno vissuto veramente, quelli in cui si sono goduti la vita.
Io non so quanti me ne scriveranno sulla mia, ma grazie al pandino ne ho aggiunto qualcuno in più.
Grazie Mà.
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domenica 21 agosto 2011
I miei 10 anni d'Africa
Ognuno di noi ha delle date che rimangono impresse più
per non affezionarsi. Quando da bambino sentivo parlare d’Africa di riflesso l’assoggettavo primo fra tutti alle banane e subito di seguito con « il mal d’Africa » che richiavama le immagini della savana coi suoi elefanti, ippopotami, rinoceronti e felini vari in spazi immensi e verdi e in sottofondo il suono cadenzato dei tamburi con i tramonti rosso fuoco
e il tanto caldo. Quando partii con destinazione Africa i miei pensieri erano altri e primo fra tutti le tremende malattie che avrei dovuto affrontare: malaria, febbre gialla, ameba, tifo, febbre del sonno dovuta alla tremenda mosca tze tze e altre raccontatemi da amici e colleghi come quella del verme che cresce sotto la pelle anche per un metro e di prestare la massima attenzione al famosissimo Mamba nero uno dei serpenti più velenosi chiamato anche « sette passi e mezzo » in quanto in caso di morso l’ottavo passo non si riesce a farlo. Oddio !
Avrei dovuto resistere 4 lunghi anni e cercare di tornare il più sano possibile e il solo pensiero era di come prendere cura di me stesso.
Una volta avrei detto: ecco c'è un muro! Oggi invece dico: c'è un muro e ci sarà anche una porta.
Guardandomi indietro posso affermare che il cambiamento è stato notevole e dovuto anche all'età, sicuramente e qui mi viene in mente quello che mi diceva sovente mia madre quando io ero ancora ragazzino: maturano anche la paglia e le nespole !, dicevo che il cambiamento è dovuto principalmente alle difficoltà quotidiane di vivere e adattarsi a paesi nuovi con lingua e culture differenti. Preciso che le difficoltà non sono mai state economiche, anzi tutt'altro, ma quelle di adattamento, di sacrificio, di tensione e affaticamento e tanto coraggio si e tanto e sempre.
Forse anche perché non ho mai dimenticato di quello che ero e da dove venivo come quel proverbio senegalese che dice:
Quand tu ne sais pas où tu vas, arrête-toi et regarde d'où tu viens.(Quando non sai più dove stai andando fermati e guarda da dove vieni).
Quindi per terminare aggiungerei quest'altro: Uno vede meglio dietro che avanti !
Paesi africani visitati:
Congo, Sud Africa, Egitto, Marocco, Namibia, Senegal, Costa d'Avorio, Kenya, Benin.
Parole conosciute in Africa :
Attieke, Mbote, Habari, Dieureudief, Tikalalamu, Machete, Asante Sana, Maghifi, Yako, Malembe, Pole, Woro-Woro, Mbaka, Rafiki, Gnocoboc, Nouchi, Nzuri, Molo, Kwaheri, Maqui, Nagadef, Nakupenda, Kahora, Akwaba, Mamma Nangai, Agouti



lunedì 15 agosto 2011
La mano
Gakunju Kaigwa é un'artista keniano che dopo aver vissuto per una dozzina di anni negli States tra New York, Los Angeles e San Francisco ha passato un'anno in Italia ad apprendere la lavorazione del famoso marmo di Carrara. Essendosi bien ambientato nel Bel Paese ha deciso di rimanere e scoprire i tesori d'arte di Roma, Firenze, Venezia che per uno sculture sono tappe quasi d'obbligo. Nel proseguo del suo pellegrinare dopo aver vissuto a Paris e un periodo in Sud Africa a Città del Capo un giorno ha deciso che la lontananza dal suo paese, dalla sua citta' e non per ultima dalla sua famiglia era ormai conclusa, tanto da tornare e trovare la figlia lasciata quando ancora piccola, già sposata e scoprire che ben presto sarebbe anche diventato nonno. Durante il suo racconto abbiamo camminato nel giardino della Galleria degli artisti di Nairobi il “Galery Kuona Trust” e parlando ci siamo avvicinati a una sua scultura e me l'ha presentata come una delle sue opere piú care. L’aveva concepita il giorno del suo ritorno a Nairobi e doveva rappresentare tutto il suo viaggiare da Paese in Paese con culture differenti, razze e lingue diverse ma che doveva avere un'affinità che legasse New York a Parigi, Roma a Cape Town e alla fine si é ricordato che in ogni dove aveva sempre trovato un povero che allungandogli la mano gli chiedeva la carità. Mi faceva notare che la statua era senza volto e senza sesso e razza perché quello che lui ricorda di ogni persona bisognosa erano gli occhi tristi e questa mano che si protendeva verso di lui divenendo gigantesca. Gli ho chiesto se era in vendita e Gakunju guardandola mi ha detto che la venderà quando non ci sarà piú un povero che chiederà la carità nel mondo. Non ho saputo continuare la conversazione in quanto non posso immaginare un mondo senza un povero, almeno in questo.
martedì 9 agosto 2011
Le combinazioni di Dakar
Ebbene anche la barca era la stessa o per lo meno portava lo stesso nome senegalese con gli stessi colori. Destino? Certo un po strano ma sempre destino.
Quindi prossimo amico che mi inviterai a Dakar sappi che per la scelta del ristorante va bene in quanto la cucina è veramente buona e neanche troppo cara, la barca fin quando non affonda anche quella va bene, ma sul fatto di star male ..... behhh ecco quei giorni preferirei passarli in spiaggia.
Un po Dakar...
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