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lunedì 18 febbraio 2013

Viaggio in Burkina Faso

_ _ _ Con un viaggio due avvenimenti speciali. Quali ?? Partiamo da lontano. La mia Maestra Lucia, la emme maiuscola per chi la conosce sa che gli aspetta di diritto, durante l'ora di geografia ci faceva studiare quei Paesi che a me sembravano cosi lontani, così diversi, dal nome strano ma affascinante e data anche la mia giovane età anche un po’ buffi: l'Alto Volta e il Basso Volta.
Grazie alla cartina geografica appesa alla parete con tutto il mondo in evidenza, di fianco quella dell'Italia in scala gigante che per vedere Milano dovevo guardare in alto alla stessa altezza del Crocefisso, immancabile nelle aule scolastiche e sempre allo stesso posto, lassù oltre lo stipite della porta, talmente la in alto che la mia nuca appoggiava sulla schiena, anzi sul colletto bianco del mio grembiulino nero dal fiocco azzurro. Bello !! ...il fiocco azzurro. Il tutto fa presagire che ero piccolino. Ebbene con i due emisferi ben in evidenza potevo vedere che l'Alto e il Basso Volta si trovavano laggiù in Africa, dovrei dire: lassù, ma niente più. Avevo proposto di portarli come materia d'esame ma il mio Gruppo di Ricerca Pomeridiano (il Limonta, il Bianconi, il Calloni e me) optava per la Sierra Nevada della più vicina Spagna. Ebbene con questa visita alla capitale Oagadougou sono venuto a scoprire che il Burkina Faso era l'Alto Volta fino all'agosto del 1984 e la Costa d'Avorio era il Basso Volta fino all'agosto del 1960. Ecco la prima circostanza speciale: dopo 40 anni trovarmi a vivere il quelle terre allora così lontane ma ora così familiari. La cosa strana è che il nome Volta era stato dato dai colonizzatori dal nome dei tre fiumi del paese: Volta Rosso, Volta Bianco e Volta Nero (che davano anche i colori alla bandiera dell'Alto Volta, tre strisce orizzontali, dall'alto al basso: Nera, Bianca e Rossa). Il fiume Volta è formato dai due rami principali dal Volta Bianco (Nukanbe) e dal Volta Nero (Mouhoun) che nascono nel Burkina Faso e si congiungono nel territorio del Ghana. Il Volta Bianco riceve le acque del Volta Rosso (Nazinon) che solca la parte centrale del Burkina Faso. Il Volta Nero per un tratto segna il confine tra il Burkina Faso e il Ghana e successivamente tra il Ghana e la Costa d'Avorio ma solo per pochi chilometri. Rientra definitivamente in Ghana dove forma il piu grande lago artificiale dal nome omonimo nato dalla costruzione della diga di Akosombo. Il fiume Volta continua a tagliare il Ghana in due fino a sfociare nel Golfo di Guinea. Quindi il nome Alto Volta stava a indicare la nazione che conteneva la parte superiore del Volta. Giusto ! Ma perchè all'ora chiamare Basso Volta la Costa d'Avorio quando solo per qualche chilometro il fiume la lambisce ?? Il Ghana intanto era chiamato Costa d'Oro. Mistero misterioso! almeno per la logica. Il secondo avvenimento speciale della mia visita è che nel Dicembre del 1959 Fausto Coppi, il grande ciclista su strada soprannominato il Campionissimo, si trovava in Burkina Faso per delle gare ciclistiche e contrasse la malaria durante una battuta di caccia in un parco appena fuori Ouagadougou. Rientrato in Italia febbricitante morirà qualche settimana dopo divenendo un Mito del ciclismo, la emme maiuscola per chi lo conosce sa che gli aspetta di diritto. Come sto io ??? Bene. Non ho nè gareggiato nè cacciato e per divenire un mito ci vorrebbero dei secoli. Ma rimango sempre un Maschio italiano ... la emme maiuscola per chi mi conosce sa che mi aspetta di diritto...... hiiiiiiiiiiiiiiiii

sabato 25 agosto 2012

Il pandino dipinto di blu.

La Panda è un’auto superutilitaria prodotta in tre serie la prima nel 1983, la seconda nel 2003 e l’ultima quest’anno dalla Fabbrica Italiana d'Automobili a Torino (come disse un spettatore che partecipava a un noto programma di quiz per non fare della pubblicità gratuita od occulta, insomma per non pronunciare il marchio FIAT) e che vinse il Premio “Compasso d’Oro”. Quella di mia madre è di colore blu e fa parte della prima serie quella disegnata da Giorgetto Giugiaro. Per essere precisi è quella del restayling avvenuto nel 1986, chiusura centralizzata, finestrini elettrici, allarme, un porta oggetti più grande e della plastica in più.
Perchè parlo della panda di mia madre ? Perchè quest’estate m’ha gentilmente offerto il "pandino" (è il diminutivo con cui lo chiamiamo in famiglia) per andare nella splendida Sardegna via Genova e dopo il traghettamento e lo sbarco a Olbia ha proseguito fino a nord ed esattamente a Palau dove con un'altro più corto traghettamento il pandino è arrivato sull'isola La Maddalena e da qui sull'isola di Caprera a rendere omaggio
al Generale Garibaldi, l'Eroe dei due mondi. Dopo Caprera impossibile andare oltre a parte le Bocche di Bonifacio ! L'ho portata nelle spiaggie di Pittulongu, di Bounte, le Conchiglie, la Spiaggia Bianca, Porto Istana, ed ogni cena mi sono presentato regolarmente con lei. Può trasportare cinque persone come è avvenuto con con l'aggiunta dei simpatici Mario e Annalisa all'11a Sagra del Bovino a Calangianus un paesino all'interno del Gallulerese che sorge su un altopiano di 520 metri il maggiore centro italiano per l'estrazione e la lavorazione del sughero, ma non meno importante la sua sfilata davvero pittoresca nonchè affascinante. Di abbondante c'è stata la tanta gente e il buon vino e il mangiare alla sera. Tutto grazie al pandino che dal livello del mare ai 520 metri piena di affamati prima e di gente piena al ritorno, i tratti veramente pendenti li ha fatti regolarmente in seconda a parte un tratto tutto in prima !!
Ma non l'ho guidata solo io ma anche Giuditta e Michele. Macline no perchè non ha la patente ma mi ha promesso che lo farà ben presto per poterla guidare, comunque a parte quello di guida gli altri posti li ha occupati tutti. Quanta gioia ci ha dato ma voglio pensare che di tanta gioia abbia goduto anche lei da farmi ricordare una storia: Un uomo visita una città straniera e va al palazzo reale, va a vedere il monumento principale e poi la città vecchia dove entra in un cimitero e sulle lapidi legge "Ha vissuto 59 giorni", "Ha vissuto 12 giorni", "Ha vissuto 47 giorni" e si accorge che sono quasi tutte simili. Poco più lontano vede un'uomo vestito tutto di bianco con una barba altrettanto bianca e avvicinandolo gli chiede se fosse un cimitero per bambini. L'uomo gli spiega che che no sono tutti morti in età adulta, quella sulla lapide sono il numero dei giorni che hanno vissuto veramente, quelli in cui si sono goduti la vita. Io non so quanti me ne scriveranno sulla mia, ma grazie al pandino ne ho aggiunto qualcuno in più. Grazie Mà.
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domenica 21 agosto 2011

I miei 10 anni d'Africa


Ognuno di noi ha delle date che rimangono impresse più di altre in quanto evocano avvenimenti colmi di emotività che possono essere sia di gioia o di felicità sia di tristezza o d'amarezza e quella del 21 agosto 2001 rientra nei miei ricordi colmi di felicità per il mio viaggio di lavoro a Kinshasa e la mia prima volta in Africa. Da allora è stato un continuo susseguirsi di emotività, di date, di persone, luoghi, fatti e ricordi. Tanti quelli belli e pochi quelli brutti o forse perché tendiamo a dimenticare più facilmente questi ultimi. Oggi è l’anniversario per i miei 10 anni in Africa un tempo breve per conoscerla tutta, un tempo lungo per non affezionarsi. Quando da bambino sentivo parlare d’Africa di riflesso l’assoggettavo primo fra tutti alle banane e subito di seguito con « il mal d’Africa » che richiavama le immagini della savana coi suoi elefanti, ippopotami, rinoceronti e felini vari in spazi immensi e verdi e in sottofondo il suono cadenzato dei tamburi con i tramonti rosso fuoco e il tanto caldo. Quando partii con destinazione Africa i miei pensieri erano altri e primo fra tutti le tremende malattie che avrei dovuto affrontare: malaria, febbre gialla, ameba, tifo, febbre del sonno dovuta alla tremenda mosca tze tze e altre raccontatemi da amici e colleghi come quella del verme che cresce sotto la pelle anche per un metro e di prestare la massima attenzione al famosissimo Mamba nero uno dei serpenti più velenosi chiamato anche « sette passi e mezzo » in quanto in caso di morso l’ottavo passo non si riesce a farlo. Oddio !
Avrei dovuto resistere 4 lunghi anni e cercare di tornare il più sano possibile e il solo pensiero era di come prendere cura di me stesso.
Non solo quei « veloci e indimenticabili quattro anni » sono passati ma li ho raddoppiati e ora punto al « triplete » e non solo sono sopravissuto, tutt’altro, ho vissuto una vita interessante e in buona forma e di quelle paure oggi rimane che un sorriso come quello che ho adesso sul mio viso. Certo non sono mancati gli eventi tristi come l’ultima guerra civile in Costa d’Avorio o i tentati colpi di stato in Congo con i militari in ogni dove. Ma c’è chi crea gli eventi e chi reagisce agli eventi. A me è toccato il secondo e penso che mi abbia forgiato un carattere diverso, più forte e molto più realista a livello emozionale e mentale. Infatti tutte le tensioni psichiche e fisiche di un individuo confluiscono a formare la sua struttura caratteriale: energia, tensione e controllo sono interdipendenti poiché il complesso totale delle tensioni controlla la quantità e l’uso dell’energia corporea, dunque il carattere e la volontà sono la somma totale di tutte le forme di tensione che uno riesce a controllare. Forse sono entrato troppo nel discorso, oppure troppo fuori, è lo stesso, quello che volevo dirlo cerco di renderlo più semplice in questo modo:
Una volta avrei detto: ecco c'è un muro! Oggi invece dico: c'è un muro e ci sarà anche una porta.
Guardandomi indietro posso affermare che il cambiamento è stato notevole e dovuto anche all'età, sicuramente e qui mi viene in mente quello che mi diceva sovente mia madre quando io ero ancora ragazzino: maturano anche la paglia e le nespole !, dicevo che il cambiamento è dovuto principalmente alle difficoltà quotidiane di vivere e adattarsi a paesi nuovi con lingua e culture differenti. Preciso che le difficoltà non sono mai state economiche, anzi tutt'altro, ma quelle di adattamento, di sacrificio, di tensione e affaticamento e tanto coraggio si e tanto e sempre.
Forse anche perché non ho mai dimenticato di quello che ero e da dove venivo come quel proverbio senegalese che dice:
Quand tu ne sais pas où tu vas, arrête-toi et regarde d'où tu viens.(Quando non sai più dove stai andando fermati e guarda da dove vieni).
Quindi per terminare aggiungerei quest'altro: Uno vede meglio dietro che avanti !

Paesi africani visitati:
Congo, Sud Africa, Egitto, Marocco, Namibia, Senegal, Costa d'Avorio, Kenya, Benin.



Parole conosciute in Africa :
Attieke, Mbote, Habari, Dieureudief, Tikalalamu, Machete, Asante Sana, Maghifi, Yako, Malembe, Pole, Woro-Woro, Mbaka, Rafiki, Gnocoboc, Nouchi, Nzuri, Molo, Kwaheri, Maqui, Nagadef, Nakupenda, Kahora, Akwaba, Mamma Nangai, Agouti













lunedì 15 agosto 2011

La mano

Gakunju Kaigwa é un'artista keniano che dopo aver vissuto per una dozzina di anni negli States tra New York, Los Angeles e San Francisco ha passato un'anno in Italia ad apprendere la lavorazione del famoso marmo di Carrara. Essendosi bien ambientato nel Bel Paese ha deciso di rimanere e scoprire i tesori d'arte di Roma, Firenze, Venezia che per uno sculture sono tappe quasi d'obbligo. Nel proseguo del suo pellegrinare dopo aver vissuto a Paris e un periodo in Sud Africa a Città del Capo un giorno ha deciso che la lontananza dal suo paese, dalla sua citta' e non per ultima dalla sua famiglia era ormai conclusa, tanto da tornare e trovare la figlia lasciata quando ancora piccola, già sposata e scoprire che ben presto sarebbe anche diventato nonno. Durante il suo racconto abbiamo camminato nel giardino della Galleria degli artisti di Nairobi il “Galery Kuona Trust” e parlando ci siamo avvicinati a una sua scultura e me l'ha presentata come una delle sue opere piú care. L’aveva concepita il giorno del suo ritorno a Nairobi e doveva rappresentare tutto il suo viaggiare da Paese in Paese con culture differenti, razze e lingue diverse ma che doveva avere un'affinità che legasse New York a Parigi, Roma a Cape Town e alla fine si é ricordato che in ogni dove aveva sempre trovato un povero che allungandogli la mano gli chiedeva la carità. Mi faceva notare che la statua era senza volto e senza sesso e razza perché quello che lui ricorda di ogni persona bisognosa erano gli occhi tristi e questa mano che si protendeva verso di lui divenendo gigantesca. Gli ho chiesto se era in vendita e Gakunju guardandola mi ha detto che la venderà quando non ci sarà piú un povero che chiederà la carità nel mondo. Non ho saputo continuare la conversazione in quanto non posso immaginare un mondo senza un povero, almeno in questo.

All'uscita della Galleria o all'entrata dipende quando uno se ne accorge, c'è una scultura di un corridore di maratona (i kenioti sono tra i migliori al mondo tanto da classificarne 4 o 5 tra i primi dieci) e rappresenta il famoso corridore Samuel Wanjiru che è il più giovane campione olimpico di maratona e oro ai giochi olimpici di Pechino del 2008 nonchè vincitore di maratone cittadine come quella di Londra e Chicago. Purtroppo qualche giorno dopo il mio rientro a casa dal mio viaggio in Kenya dalla televisione venivo informato che Wanjiru era deceduto a causa da una caduta dal suo balcone in circostanze non ancora chiare.

L'articolo di seguito è posdatato oggi 28 agosto 2011: Il Mondiale di atletica in terra di Corea si è aperto con un evento mai visto e mai capitato. Prima giornata con due finali e le sei medaglie sono andate tutte alle donne del Kenya. Tripletta nella maratona al mattino; poker (dal primo al quarto posto) nei 10.000 in serata. Nel medagliere per ora c’è soltanto una nazione: il Kenya, terra della corsa incominciata 43 anni fa dall’immenso Kip Keino.

martedì 9 agosto 2011

Le combinazioni di Dakar

Dakar è la capitale del Senegal e per un motivo o un’altro ci sono stato due volte il primo viaggio nel dicembre 2007 e in questi giorni il secondo dal quale sono appena tornato ma a legarle ci sono delle combinazioni, forse non tanto strane, ma per me si. La prima analogia è che ogni volta sono stato ospite in casa di amici: da Bruno nel 2007 e in questa da Nadia, tutte e due conosciuti in Costa d’Avorio. La seconda similitudine è che anche durante questo viaggio sono dovuto restare più giorni a letto a causa di un raffreddore con febbre e sposatezza, mentre durante il primo viaggio era stata una malaria a non farmi uscire. Behh strano. La terza combinazione è che essendo stato io ospitato e come le buone maniere richiedono ho lasciato a loro la scelta del ristorante prima del nostro lasciarci. Ebbene tutte e due le volte hanno scelto lo stesso ristorante, forse non tanto strano anche se a Dakar ce ne sono decine e decine davvero di buon livello ma quello scelto si trova sull’isola di Ngor e per andarci bisognare prendere la barca e una volta acquistato il biglietto bisogna salire sulla prima imbarcazione che arriva tra le decine che fanno da sponda a sponda con ritmo sostenuto e per tutta la giornata. Ebbene anche la barca era la stessa o per lo meno portava lo stesso nome senegalese con gli stessi colori. Destino? Certo un po strano ma sempre destino.
Quindi prossimo amico che mi inviterai a Dakar sappi che per la scelta del ristorante va bene in quanto la cucina è veramente buona e neanche troppo cara, la barca fin quando non affonda anche quella va bene, ma sul fatto di star male ..... behhh ecco quei giorni preferirei passarli in spiaggia.Un saluto a Nadia per la sua gentilezza e l’accoglienza da vera signora. Un’amicizia nata ormai anni addietro a Abidjan e proseguita a Daloa e ritrovata sempre vera qui a Dakar. Dieureudieuf Nadia e alla prossima ..... spero da te nello splendido Oceano Indiano.

Un po Dakar...