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Vivi una buona e onorevole vita in modo che, quando ci ripenserai potrai godertela una seconda volta
lunedì 31 ottobre 2011
Le scimmie sacre di Man
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lunedì 10 ottobre 2011
Partita di pallone e di riconciliazione
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VIDEO dentro lo Stadio :
lunedì 26 settembre 2011
Gli scacchi
Il gioco degli scacchi è una passione nata quando ero ragazzino cominciando con la lettura dell’ABC per gli scacchi per poi continuare con i romanzi di cui la trama fosse il mondo a 64 quadri bianchi e neri come “La variante di Lundeburg”. Ho continuato facendo della pratica iniziando a giocare contro un altro me stesso e proseguendo poi con gli amici, tanto che quando mi capitava di vedere una scacchiera in casa di qualcuno mi auto-invitavo a giocare. Sono arrivato anche a fare una competizione amatoriale al mio paese natale parecchie estati fa. La mia prima vera partita ! Me la ricordo bene era un sabato pomeriggio ed ero emozionato e nel giro di un’ora avevo già perso, in effetti il mio avversario era un tipo molto lento e riflessivo !! Insomma è vero che non lo pratico più, peccato, ma continuo a leggerne i libri.
Tra le varie annotazioni me ne ricordo alcune che elenco qui di seguito:
Il gioco degli scacchi è nato in India attorno al VI secolo é giunto in Europa attorno all’anno 1000;
Sembra che l'invenzione degli scacchi sia legata a un fatto di sangue: quando il gioco fu presentato a un Sultano volle premiare l'inventore esaudendo ogni suo desiderio. Questi chiese per sé un compenso modesto di avere cioé tanto grano da una semplice addizione: un chicco sulla prima delle 64 caselle, 2 chicchi sulla seconda, 4 sulla terza, 8 sulla quarta e così via. Ma il sultano dopo aver accettato si accorse di non aver tutto quel grano nei suoi granai e lo fece uccidere;
Fra le doti necessarie a un buon giocatore di scacchi si annoverano la tenacia e la pazienza e qui mi ricorda la leggenda dei due amici che durante una lunga partita che iniziata da giovani prosegue poi per tutta la vita fin quando ormai arrivati all'età matura uno chiede: ma a chi tocca?;

Nel 1894 un giovane matematico tedesco, Emanuel Lasker vincera' il suo primo Campionato del Mondo e deterrà il titolo mondiale per ventisette anni. Un record ancora oggi imbattuto;
Lo scacchista François-André Danican Philidor divenne celebre nel 1783 per aver disputato a Londra contemporaneamente tre partite "alla cieca", cioé giocava bendato, ricordando a memoria la posizione dei pezzi.
Tra le varie annotazioni me ne ricordo alcune che elenco qui di seguito:
Il gioco degli scacchi è nato in India attorno al VI secolo é giunto in Europa attorno all’anno 1000;
Sembra che l'invenzione degli scacchi sia legata a un fatto di sangue: quando il gioco fu presentato a un Sultano volle premiare l'inventore esaudendo ogni suo desiderio. Questi chiese per sé un compenso modesto di avere cioé tanto grano da una semplice addizione: un chicco sulla prima delle 64 caselle, 2 chicchi sulla seconda, 4 sulla terza, 8 sulla quarta e così via. Ma il sultano dopo aver accettato si accorse di non aver tutto quel grano nei suoi granai e lo fece uccidere;
Fra le doti necessarie a un buon giocatore di scacchi si annoverano la tenacia e la pazienza e qui mi ricorda la leggenda dei due amici che durante una lunga partita che iniziata da giovani prosegue poi per tutta la vita fin quando ormai arrivati all'età matura uno chiede: ma a chi tocca?;

Nel 1894 un giovane matematico tedesco, Emanuel Lasker vincera' il suo primo Campionato del Mondo e deterrà il titolo mondiale per ventisette anni. Un record ancora oggi imbattuto;
Lo scacchista François-André Danican Philidor divenne celebre nel 1783 per aver disputato a Londra contemporaneamente tre partite "alla cieca", cioé giocava bendato, ricordando a memoria la posizione dei pezzi.
giovedì 22 settembre 2011
Anche oggi nel mondo:
qualcuno nasce, qualcuno prende un aereo, qualcuno esce di galera, qualcuno vince a una lotteria, qualcuno smette di fumare, qualcuno perde l'autobus, qualcuno resta fermo sull'autostrada, qualcuno litiga con il capo, qualcuno ha un appuntamento galante, qualcuno riceve dei fiori, qualcuno si sposa, qualcuno guarisce, qualcuno perde il portafoglio, qualcuno prende la droga, qualcuno si separa, qualcuno disprezza, qualcuno viene fermato per controlli, qualcuno inciampa, qualcuno si scotta al sole, qualcuno scippa, qualcuno cambia il cellulare, qualcuno partecipa a un quiz televisivo, qualcuno scappa, qualcuno fa pace, qualcuno aiuta, qualcuno continua a dormire e qualcuno compie gli anni.
Auguri Giudi.

Auguri Giudi.
domenica 21 agosto 2011
I miei 10 anni d'Africa
Ognuno di noi ha delle date che rimangono impresse più
per non affezionarsi. Quando da bambino sentivo parlare d’Africa di riflesso l’assoggettavo primo fra tutti alle banane e subito di seguito con « il mal d’Africa » che richiavama le immagini della savana coi suoi elefanti, ippopotami, rinoceronti e felini vari in spazi immensi e verdi e in sottofondo il suono cadenzato dei tamburi con i tramonti rosso fuoco
e il tanto caldo. Quando partii con destinazione Africa i miei pensieri erano altri e primo fra tutti le tremende malattie che avrei dovuto affrontare: malaria, febbre gialla, ameba, tifo, febbre del sonno dovuta alla tremenda mosca tze tze e altre raccontatemi da amici e colleghi come quella del verme che cresce sotto la pelle anche per un metro e di prestare la massima attenzione al famosissimo Mamba nero uno dei serpenti più velenosi chiamato anche « sette passi e mezzo » in quanto in caso di morso l’ottavo passo non si riesce a farlo. Oddio !
Avrei dovuto resistere 4 lunghi anni e cercare di tornare il più sano possibile e il solo pensiero era di come prendere cura di me stesso.
Una volta avrei detto: ecco c'è un muro! Oggi invece dico: c'è un muro e ci sarà anche una porta.
Guardandomi indietro posso affermare che il cambiamento è stato notevole e dovuto anche all'età, sicuramente e qui mi viene in mente quello che mi diceva sovente mia madre quando io ero ancora ragazzino: maturano anche la paglia e le nespole !, dicevo che il cambiamento è dovuto principalmente alle difficoltà quotidiane di vivere e adattarsi a paesi nuovi con lingua e culture differenti. Preciso che le difficoltà non sono mai state economiche, anzi tutt'altro, ma quelle di adattamento, di sacrificio, di tensione e affaticamento e tanto coraggio si e tanto e sempre.
Forse anche perché non ho mai dimenticato di quello che ero e da dove venivo come quel proverbio senegalese che dice:
Quand tu ne sais pas où tu vas, arrête-toi et regarde d'où tu viens.(Quando non sai più dove stai andando fermati e guarda da dove vieni).
Quindi per terminare aggiungerei quest'altro: Uno vede meglio dietro che avanti !
Paesi africani visitati:
Congo, Sud Africa, Egitto, Marocco, Namibia, Senegal, Costa d'Avorio, Kenya, Benin.
Parole conosciute in Africa :
Attieke, Mbote, Habari, Dieureudief, Tikalalamu, Machete, Asante Sana, Maghifi, Yako, Malembe, Pole, Woro-Woro, Mbaka, Rafiki, Gnocoboc, Nouchi, Nzuri, Molo, Kwaheri, Maqui, Nagadef, Nakupenda, Kahora, Akwaba, Mamma Nangai, Agouti



lunedì 15 agosto 2011
La mano
Gakunju Kaigwa é un'artista keniano che dopo aver vissuto per una dozzina di anni negli States tra New York, Los Angeles e San Francisco ha passato un'anno in Italia ad apprendere la lavorazione del famoso marmo di Carrara. Essendosi bien ambientato nel Bel Paese ha deciso di rimanere e scoprire i tesori d'arte di Roma, Firenze, Venezia che per uno sculture sono tappe quasi d'obbligo. Nel proseguo del suo pellegrinare dopo aver vissuto a Paris e un periodo in Sud Africa a Città del Capo un giorno ha deciso che la lontananza dal suo paese, dalla sua citta' e non per ultima dalla sua famiglia era ormai conclusa, tanto da tornare e trovare la figlia lasciata quando ancora piccola, già sposata e scoprire che ben presto sarebbe anche diventato nonno. Durante il suo racconto abbiamo camminato nel giardino della Galleria degli artisti di Nairobi il “Galery Kuona Trust” e parlando ci siamo avvicinati a una sua scultura e me l'ha presentata come una delle sue opere piú care. L’aveva concepita il giorno del suo ritorno a Nairobi e doveva rappresentare tutto il suo viaggiare da Paese in Paese con culture differenti, razze e lingue diverse ma che doveva avere un'affinità che legasse New York a Parigi, Roma a Cape Town e alla fine si é ricordato che in ogni dove aveva sempre trovato un povero che allungandogli la mano gli chiedeva la carità. Mi faceva notare che la statua era senza volto e senza sesso e razza perché quello che lui ricorda di ogni persona bisognosa erano gli occhi tristi e questa mano che si protendeva verso di lui divenendo gigantesca. Gli ho chiesto se era in vendita e Gakunju guardandola mi ha detto che la venderà quando non ci sarà piú un povero che chiederà la carità nel mondo. Non ho saputo continuare la conversazione in quanto non posso immaginare un mondo senza un povero, almeno in questo.
martedì 9 agosto 2011
Le combinazioni di Dakar
Ebbene anche la barca era la stessa o per lo meno portava lo stesso nome senegalese con gli stessi colori. Destino? Certo un po strano ma sempre destino.
Quindi prossimo amico che mi inviterai a Dakar sappi che per la scelta del ristorante va bene in quanto la cucina è veramente buona e neanche troppo cara, la barca fin quando non affonda anche quella va bene, ma sul fatto di star male ..... behhh ecco quei giorni preferirei passarli in spiaggia.
Un po Dakar...
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