domenica 10 luglio 2011

A mia madre

Eugenia è il tuo nome. Il 10 di Luglio è il tuo compleanno e come da buona regola a una donna non si chiede e non si svela la sua età. Quindi dirò solo che hai vissuto tanto da vedere la fine della seconda guerra mondiale; La divisione delle due Germanie con la costruzione del Muro a Berlino; Dalle notizie alla radio a transistor sei passata a quelle in bianco e nero della televisione assistendo incredula alla diretta della conquista della Luna e per ultimo ti sei comprata un televisore al plasma; Hai visto cadere quel Muro che avevano costruito a Berlino ed anche le due Torri gemelle a New York; Dai primi telefoni fissi con il disco-combinatore sei passata al telefono mobile con gli sms e in ultimo a internet e le video-conferenze coi tuoi figli.
Insomma nei hai fatta di strada Mà e io con te.
Nacqui dal tuo amore e dal tuo amore ancor mi nutro.
Auguri Eugenia.

sabato 9 luglio 2011

Il Sud Sudan


Oggi 9 luglio 2011 é nata una nuova nazione in Africa il Sud Sudan. Prima era una regione autonoma del Sudan e dopo quasi 30 anni di battaglie che ha causato miglia di vittime nonchè di profughi, che ora stanno finalmente ritornando a casa e dopo la vittoria nel gennaio di quest'anno del referendum per l'indipendenza che ha sugellato il definitivo distacco dal vecchio paese è nato questo nuovo stato di oltre 10 milioni di popolazione e Juba é la sua capitale.

lunedì 4 luglio 2011

I woro-woro di Abidjan

Dai quartieri di Riviera, Youpogoun, Adjamè, Abobo, Angrè et Port Bouet migliaia di persone ogni mattina invadono i quartieri amministrativi di Plateau (foto), Cocody e Zone-4 per studio o per lavorare nei numerosi uffici o nelle case dei bianchi. In Abidjan la gente per spostarsi ha due possibilità: i mezzi pubblici che sono gli autobus e i traghetti lagunari o quelli privati che sono i taxi. Purtroppo i traghetti lagunari sono limitati potendo fare la tratta solo da sponda a sponda e solo tra i quartieri che si affacciano sulla laguna. Invece i mezzi pubblici sono molto scarsi ed inaffidabili praticamente inesistenti e quelli che riescono a viaggiare sono sempre così stracolmi che le persone sono pressate fra di loro come sardine e non di rado in alcuni autobus le porte e i vetri sono dei veri optional. A volte mi domando come facciano... a stare così pressati. In generale gli abijanesi per spostarsi preferiscono i mezzi detti “en commun” (insieme) che sono dei minibus di 10 posti ma che ne arrivano a trasportarne anche il doppio di cui 2 o 3 vicino al conducente e questi mezzi sono chiamati "Gbaka". Hanno tragitti ben precisi da un comune all’altro e la fermata finale, di solito costituita da un piazzale o comunque uno spiazzo, è chiamata “la gare" (la stazione). Non mancano le soste volanti, termine mai più azzeccato dato che a volare in senso fisico sono le persone che si lanciano per scendere in quanto il conducente non si ferma, rallenta, ma non si ferma per non dover sprecare benzina inutile. Giovani, anziani, donne o bambini nessuna differenza tutti sono solo dei passeggeri. Oltre al conducente sui Gbaka c'e' un secondo addetto che é il bigliettaio che naturalmente è colui che riscuote i soldi della tratta e impartisce gli ordini nei finestrini e portelli sempre aperti per spostare i passeggeri e fare sempre nuovo spazio, come se ce ne fosse, ma che con i suoi urli di spazio se ne trova. Quando il Gbaka collettivo è pieno (al mattino presto e alla sera tardi lo sono sempre) il posto del bigliettaio durante il tragitto è al di fuori del mezzo appeso allo sportello scorrevole, o come la maggior parte dei casi é con i piedi sui paraurti e aggrappato al tetto del veicolo. Quando mi capita di seguire uno di questi mezzi con tanto di personale aggrappato dietro oltre che a prendere una certa distanza spero sempre che quel paraurti, a volte del tutto piegato e deformato, resista ancora .... e tanto !!
Infine ci sono i taxi e anche questi di due tipi: quelli che viaggiano per tutti i quartieri della metropoli abijanese che si riconoscono per il colore "orange" (l’arancione è il colore nazionale della Costa d’Avorio) e spesso hanno delle scritte sul paraurti posteriore, poi ci sono quelli che viaggiano solo dentro un determinato quartiere, ed a ogni quartiere il taxi corrisponde a un colore preciso: Giallo per Cocody e 2-Plateau, Blu per Youpougon, Verde per Koumassi e Marcory, Beige per Port Bouè.
Questi ultimi taxi sono chiamati Woro-Woro termine che in Nouchi (modo di parlare il francese sulla strada) sta a significare qualcosa di vecchio e da cambiare. Basta guardare un woro-woro per capirne il significato.

mercoledì 22 giugno 2011

Ipotetico gioco

In un ipotetico gioco di dover scegliere solo una cosa e basato sulle mie esperienze, gusti o luoghi da me visitati ecco le cose che salverei:

Canzone: What's going on, Marvin Gaye
Film: C'era una volta in America,Sergio Leone
Sport: Calcio
Libro: Un uomo, Oriana Fallaci
Monumento: Piramidi d'Egitto
Personaggio storico: Marco Polo
Personaggio sportivo: Maradona
Città: Roma
Piatto: La pizza
Animale: Cane
Invenzione: Letto
Indumento: Jeans
Nome: Sofia/Michael
Macchina: Ferrari Testarossa
Moto: Vespa
Avvenimento + bello: 1^ lancio dello Space Shuttle
Avvenimento + brutto: strage di Falcone/Borsellino
Programma TV: Quelli della notte
Programma Radio: Montecarlo nights
Attrice: Julia Roberts
Attore: Alberto Sordi
Clima: Caldo
Località: Mare
Aggeggio: Candela
Aggeggio elettr: iPod
Bibita: Coca Cola
Persona: Mia madre :)
Colore: Arancione
Frutto: Fragola
Gioco: questo !!

venerdì 10 giugno 2011

Compagna di una vita

E' stata la mia compagna più affezionata e la più fedele che abbia avuto e non potrò mai dimenticarla. Abbiamo passato 25 anni insieme, tanti forse troppi. È stata con me nella buona e cattiva sorte. Andavo a dormire e lei era l'ultimo pensiero della sera e il primo del mattino, immancabile presenza. Tutto è iniziato quando con mio cugino Giordano ci appartavamo nei campi di mais giusto fuori la sua bella cascina sita ai piedi delle Prealpi Orobiche e accendevamo la sigaretta che avevamo appena rubato da un pacchetto dei nostri genitori: se era una Muratti da mia madre, se una N80 da mio zio Bepi e se una MS da mia zia Elisa. Poi quando arrivavano i bei raduni con tutti i parenti potevamo fumarcene anche una intera a testa perchè potevamo "pescarne" una dal pacchetto di mio zio Piero, una da quello da mio Augusto oppure da mio zio Silvio e tutte erano il TOP, delle vere Marlboro e una vera festa per me e mio cugino. I momenti più tristi era quando non c'era nessuno in giro e ci toccava le Nazionali senza filtro del nonno Giulio dal forte odore e con tronchi di difficile combustione, che come le mentolate non mi sono mai piaciute. Le prime sigarette le accendevamo con un rito con cui credevamo di far parte del mondo dei grandi con un senso di giramento di testa ma piacevole. Poi sono arrivati i tempi della scuola e le fumate fra i compagni di classe nei bagni che serviva a far colpo sulle ragazze, almeno così la pensavamo, intanto era lei la mia inseparabile compagna. Insomma mia cara ti ho tenuta stretta tra le dita e tu mi hai tenuto compagnia in momenti di solitudine, nei viaggi in macchina, in treno e anche in moto sotto il casco ! Ahhh quante ne abbiamo passate insieme. Mi hai consolato ad ogni triste notizia.
Ma il 10 Giugno del 2008 mi hai fatto star ancor più male di quello che già stavo e ho deciso di abbandonarti definitivamente. Forse non te l'aspettavi ma è stato meglio così. Quindi addio e oggi non ti rimpiango anche se sei diventata molto cara.

giovedì 2 giugno 2011

2 Giugno

Non si può smettere di essere italiani anche se un ministro di oggi vorrebbe bruciarne la bandiera e un'altro ricorrere ai fucili per liberarla (da chi e da cosa non si sa). Non si puo smettere di essere italiani anche se gli altri ti guardano e sorridono sulle malefatte di un Primo Ministro con le sue amichette e prestazioni varie. Non si può non essere italiani anche se vieni a sapere che il programma più ascoltato è il Grande Fratello ennesima edizione. Non si può non essere italiani anche se firmiamo un trattato di reciproco rispetto e poi aderiamo ai bombardamenti di quel Paese. Non si può non essere italiani anche se un conduttore televisivo viene ammanettato, incarcerato e poi ritenuto innocente con la totale estraneità nei fatti... leggasi Signor Tortora. Non si può essere italiani anche se a distanza di decenni non si sono ancora trovati i colpevoli delle seguenti stragi: Bologna, Italicus, Piazza Fontana, Ustica, Brescia. Non si può non essere italiani anche se il fatturato più alto è quello della Mafia. Non si può non essere italiani anche se due magistrati fra i più caparbi, onesti e di fama mondiale sono stati uccisi e dimenticati. Non si può non essere italiani anche se partecipiamo a missioni di pace con aerei e bombe. Non si può smettere di essere italiani anche se l'Italia sembra un giocattolo inceppato. Non si può non essere italiani anche se per costruire un autostrada non bastano 20 anni.
Non si può non essere italiani .... ci sono nato.

mercoledì 1 giugno 2011

Come era prevedibile è successo l'imprevisto

Secondo i dati dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica con sede a Vienna nel mondo ci sono oltre 340 centrali nucleari attive, gli USA in testa con 104 centrali poi la Francia con 59 reattori e prima in Europa, terzo il Giappone con 54 e poi la Russia con 31 centrali, mentre sul territorio cinese ce ne sono "solo" 11 ma in progetto una dozzina.
A seguito del "NO al nucleare" nel famoso Referendum del 1987 sul suolo italiano ci dovrebbero essere 4 centrali "non operative" ed esattamente a Trino Vercellese, Caorso, Garigliano e Latina mentre quelle di Montaldo di Castro 1 & 2 non sono mai entrate in funzione.
Mancano all'appello i reattori militari itineranti nel mondo, intendo dire quelli nei sommergibili a propulsione nucleare (quasi tutti di fabbricazione americana e russa) e nelle portaerei USA (2 per ogni nave in quelle di ultima generazione) nonché qualcuna francese e inglese. Per non parlare dei missi balistici a testata nucleare nel mondo che se non ricordo male dovrebbero essere sui 30.000 !! Forse 27.000 o forse 33.000, penso che non ci sia bisogno di una verifica perché il numero esatto ..... behh scordiamocelo.
Le armi nucleari non strategiche statunitensi sono presenti in cinque paesi europei: Belgio,Italia,Paesi Bassi, Germania e Turchia.Quindi dopo il disastro alla Centrale Nucleare di Chernobyl nel 1986 a quella di oggi a Fukushima con tanta radioattività libera e gratuita per tutti (personalmente ne farei a meno) trovandoci tonnellate di acqua radioattiva ed immense scie d'aria radioattiva che girovagono ormai per questa nostra (non)amata terra. Il nostro pianeta è un complesso sistema naturale e come tutti i sistemi è in continua evoluzione, lenta (in rapporto ai nostri cicli attuali di fabbisogno) ma costante. Quindi l'uomo non dovrebbeo modificare una cosa in evuluzione soprattutto se questa grossa e immensa cosa è una macchina complessa chiamata Natura. Oppure uno lo fa e poi ne paga le conseguenze come nei due casi sopra citati a cui non doveva succedere niente di grave e invece quel niente è successo e qui mi viene in mente quel detto cinese: Se mi freghi una volta, devi vergognarti. Se mi freghi due volte, mi devo vergognare io ! Quandi bisogna decidere se abbandonare il nucleare o no. Giustamente bisogna rispondere a qualche domanda del tipo possiamo farne a meno dell'energia che ci fornisce? Quale effetto avrebbe nel maggior ricorso agli idrocarburi, che vorrebbe dire maggior inquinamento. Prendiamo un esempio tra i tanti dell'industria mineraria come la bauxite, dove non esiste un modo ecologico nel processo dall'estrazione della bauxite per evere l'alluminio, dati alla mano dicono che per fare una tonellata di alluminio ci vogliono circa 6 tonellate di bauxite, più di un migliaio di tonellate di acqua e un'enorme quantità di energia elettrica. Per avere questo bisogna costruire dighe, prosciugare corsi d'acqua e costruire centrali di qualsiasi tipo si voglia. Inoltre ha un processo di lavorazione altamente tossico tanto che i paesioccidentali hanno spostato la produzione al di fuori dei loro confini, in paesi come l'India o la Cina. L'alluminio è il più usato nell'industria delle armi ma c'è ne tanto anche nell'uso quotidiano di tutti noi basti pensare alle lattine delle varie bevande. Smantellare tutte le Centrali esistenti, che non si spengono da un giorno con l'altro ma anno con anno, sarebbe un vantaggio nel breve termine? O un collasso inevitabile.
L'industria militare accetterebbe? Ne dubito.
L'unica soluzione sarebbe consumare meno, molto meno e tutti. Di conseguenza vorrebbe dire privarsi di tante cose e di una parte di benessere che conosciamo e utilizziamo quotidianamente. Vorrebbe dire anche non avere un blog?
Ehhh d'accordo !!

sabato 21 maggio 2011

Il Kenya e la strada ferrata


Il "Nairobi Railway Museum" è un'interessante museo nella capitale del Kenya ed è allestito in quello che una volta era la Stazione Ferroviaria dove si trovano vari reperti della storica East African Railway con i suoi modelli di treni nonché di navi per il traghettamento dei treni sul lago Vittoria e aggeggi vari compreso il cosiddetto “Engine Seat” che permetteva ai personaggi illustri (come il Presidente americano Roosevelt) di sparare agli animali standosene tranquillamente seduti sulla parte anteriore della locomotiva, o la poltroncina in paglia appositamente costruita per la visita della Regina d'Inghilterra lungo il viaggio in treno per la colonia. All'esterno della stazione c'è un parco dove stazionano diverse vecchie locomotive che risalgono alle varie epoche. Tra i vari treni c'è quello con cui hanno girato il famoso film "La mia Africa".
Della storia reale di questa ferrovia si trova anche il mini-treno color grigio chiaro approntato per dare la caccia al leone mangia-uomini che dopo aver sbranato decine e decine di lavoratori indiani, causando il blocco della costruzione della ferrovia per quasi un anno, sbranò lo stesso
Suprerintendent of Railway Police Charles Ryall
venuto appositamente dall'Inghilterra per dare la caccia al pericoloso felino e che nella notte del 6 giugno del 1900 a Kima, 110 km da Nairobi, nell’attimo in cui vinto dalla fatica stava dormendo con la porta del suo vagone appositamente lasciata aperta nel caso in cui avesse sentito l’avvicinarsi del leone venne sbranato e malgrado le urla e l'accorrere di altri cacciatori il leone riuscì a dileguarsi per l'ennesima volta nel buio della notte senza più fare ritorno e senza più causare altri morti.
Una vicenda vera e non solo una leggenda. Insomma c’è tutta la storia della ferrovia keniana che è molto importante in quanto è parallela alla nascita dell'ancora inesistente Kenia (prima del 1920 il paese era chiamato “The East Africa Protectorate”) infatti tutto inizia con la colonizzazione degli inglesi che nel 1896 decidono di costruire una ferrovia che colleghi la città costiera di Mombasa, quindi il porto, con la città di Kampala (Uganda) sita all'interno dell'Africa ed importante colonia britannica ma anche per contrastare il dominio tedesco nella regione. Da qui il primo passo di quello che sarà il Kenya nome distorto dagli inglesi da quello originale Kerenyaga, nome dato dal popolo kikuyu alla montagna più alta (che con i suoi 5,199 m.slm è il secondo monte più alto dell'Africa). La stessa capitale Nairobi non esisteva fino ai primi del 1900 quando trovandosi a metà strada tra Mombasa e Kampala gli ingegneri inglesi decisero di piantare il Quartier Generale e il campo per gli operai indiani in piena savana e nel mezzo del nulla ma in una zona ricca di “tanta acqua”, da qui il nome Nairobi nella lingua Masai, che permetteva di dare da bere sia alle persone che alle mastodontiche locomotive a vapore. La prima costruzione in pietra della città fu proprio la stazione ferroviaria nel 1920 da cui si sviluppò la città di oggi coi suoi 4milioni di abitanti.
Cioè non è la città che ha costruito la ferrovia ma la ferrovia che ha costruito la città ...... e il resto del Paese.

mercoledì 18 maggio 2011

Habari yako. Mzuri sana !

In Kenia la lingua ufficiale sono due: l'inglese e il swahili. La lingua swahili (o kiswahili) è una lingua bantu evolutasi negli anni con il commercio tra gli arabi, gli indiani e un mélange con le lingue della costa keniota e tanzanese e qualche parola di portoghese. Una lingua dolce che si legge come si scrive che l'accomuna con l'italiano. Una lingua divenuta internazionale tanto da trovarla nei siti importanti e popolari quali la BBC, le Nazioni Unite o Al Jazeera. Un altra sua particolarità è che per rendere una parola al plurale bisogna mettere all'inizio della stessa parola l'estensione "wa". Per essere più chiaro prendiamo la parola mtu (che vuol dire persona) per renderla al plurale si aggiunge l'estensione "wa", facendola divenire wamtu (persone). Nessuno ci troverà niente di interessante o strano anche perché ha una sua logica. Per chi invece come me che fin da bambino ha visto o sentito cose strane, ma accettate perché sono cose dette dai grandi o perché è così, una di queste stranezze è stata la canzone tra le più gettonate e cantate di Edoardo Vianello "I watussi" che mi sono sempre chiesto quale popolo di negri vivesse alle porte del Kilimangiaro con quel nome !? Mai sentito parlarne sia ai tempi della scuola che in discorsi o documentari vari. Ecco trovata la risposta durante questo viaggio in Kenya con la mia traduttrice personale Njambi quando mi spiega che il Swahili è parlato anche dai Tutsi (un'etnia della regione dei Grandi Laghi, in maggioranza in Ruanda e Burundi) che però indica una persona e quindi per parlare del popolo bisogna aggiungere "wa" diventando così watutsi, comunemente ma erroneamente chiamati watussi.
Asante sana, Njambi.